RECENSIONE- Mi innamoravo di tutto, storia di un dissidente di Stefano Zorba

Buongiorno lettori,

Stamattina sono qui con una nuova recensione che ha fatto per voi ,Carlotta. Spero di fare cosa gradita.💕📚

TRAMA 

Un sotterraneo anonimo. Un pavimento in calcestruzzo, polvere, pilastri nudi e vecchi. E sangue. Un imprecisato servizio segreto italiano ha un prigioniero, un dissidente che si chiama Coda di Lupo. E vuole farlo parlare, con ogni mezzo necessario. E Coda di Lupo parla, si racconta, scandendo la sua vita sulle note dell’omonima canzone di Fabrizio De André, dall’infanzia e il G8 di Genova fino agli ultimi, disperati anni di resistenza in Val Susa. Un romanzo che parla di lotta, di resistenza, di Stato, di sofferenza, di morte. E della gioia di lottare, nonostante tutti i sacrifici che questo comporta. Un romanzo che canta gli dei dei del nostro secolo, dal secondo dopoguerra ad oggi: il dio degli inglesi, il dio perdente, il dio goloso, il dio della Scala, il dio a lieto fine, il dio fatti il culo. Il dio senza fiato. Dèi falsi, a cui non devi credere mai. La biografia di un attivista, che come nella Coda di Lupo del cantautore genovese, diventa un archetipo del dissidente, fino al finale. Che è lo stesso della canzone di Faber: chitarra elettrica. Assolo. Fade out.

BIOGRAFIA AUTORE 

Stefano Zorba, pseudonimo di Stefano Filippini, nato a Brescia nel 1983 vive a Rezzato in provincia di Brescia. Rapper dal 2001, ha pubblicato quattro album autoprodotti e attualmente sta producendo un progetto con altri rapper di varie nazionalità chiamato “Sons of Babel”. E’ anche un attivista NoTav di Brescia, impegnato da anni nelle lotte ambientali con il Gruppo Antinocività Rezzato e poi con la Rete Antinocività Bresciana. E’ al suo primo romanzo.

RECENSIONE 

Il protagonista di questo romanzo è Coda di Lupo, un uomo rapito dai Servizi Segreti Italiani perché considerato uno dei più importanti e pericolosi terroristi. Tenuto segregato in un edificio abbandonato viene sottoposto ad ogni tipo di violenza sia fisica che psicologica, con l’obiettivo di farlo parlare il più possibile, per fargli rivelare i nomi dei suoi capi, nonché i loro piani. Nonostante Coda di Lupo abbia paura e sappia già quale destino lo aspetta, decide di non arrendersi e di continuare a lottare fino alla fine, perché crede fermamente nei suoi ideali e perché non tradirà per nulla al mondo i suoi compagni.Durante le terribili torture a cui è sottoposto ripercorrerà le tappe più importanti della sua vita; dalla sua prima manifestazione al G8 di Genova, fino al suo reclutamento nei NO TAV, e quindi alla sua partecipazione agli scontri in Val Susa.
Mi è piaciuto di questo libro il modo in cui sono stati narrati, utilizzando a volte anche termini abbastanza forti e crudi, determinati argomenti. Tramite i ricordi di Coda di Lupo vengono raccontanti e descritti in maniera dettagliata avvenimenti della storia italiana, di cui non se né parla più molto o di cui oggigiorno non si è a conoscenza.
L’autore è riuscito a rappresentare al meglio il mondo delle manifestazioni in piazza e dei giovani che lottano per gli ideali in cui credono e che sperano in uno Stato migliore, tanto che leggendo il libro mi è sembrato quasi di essere la cinema a vedere un film-documentario.
Non mi resta altro che consigliarlo!
Buona lettura
A presto
Carlotta    

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